Il nuovo menù autunnale è arrivato: cosa trovi in tavola

Quando a Ravenna l'aria si fa fresca e si spalancano le finestre al mattino, da noi cambia il profumo. Arriva quello del pane, dei fuochi lenti, del brodo che borbotta dalla mattina. E con il cambio di stagione arriva anche il nuovo menù: niente stravolgimenti, ma tanti ritorni e qualche novità che ci scaldava il cuore già mentre la pensavamo.
Vi racconto cosa troverete in tavola, piatto per piatto, come se foste seduti qui a chiacchierare con me prima di ordinare.
Si comincia dal centro tavola
Il pasto, a casa nostra, parte sempre con qualcosa da dividere. È il rito della convivialità: le mani che si allungano, la scarpetta che gira. Ecco cosa trovate per cominciare:
· Le polpette fritte servite nella fonduta di formaggio, tornate a grande richiesta.
· I crostini neri alla toscana, con patè di fegato di carni bianche su crostone tostato.
· La cipolla ripiena di se stessa con spuma di taleggio e sbrisolona di pinoli, per chi ama il dolce e il sapido insieme.
· La piadina romagnola con squacquerone e fichi caramellati, i radicchietti con i bruciatini all'aceto di vino rosso, e il gran tagliere di capocollo di Martina Franca con burratina, bocconcini di bufala, friselle, lampascioni e caciocavallo. Il tutto accompagnato dalla focaccia di nonna Nella.
Dalla zuppiera al padellino: i primi che scaldano
Quando l'aria pizzica, non c'è niente di meglio di una ciotola che fuma. Qui la memoria la fa da padrona: i cappelletti in brodo e i passatelli in brodo, perché come diciamo noi il passatello nasce e muore in brodo, non c'è discussione.
Poi ci sono le novità di questa stagione, quelle che ci hanno fatto venire fame mentre le provavamo:
· Ravioli di zucca, pepe, pecorino e guanciale, interpretati come se fosse una gricia.
· Lasagnetta verde ai funghi porcini e asiago, morbida e profumata.
· Le orecchiette di mamma Anna, fatte a mano come in campagna, con cime di rapa, pomodori secchi, taralli sbriciolati, un'acciughina e un tocco di peperoncino.
· I cappelletti di Erminio, con panna, prosciutto e asparagi oppure al classico ragù.
· Le tagliatelle alla pecorara con ragù d'agnello e carciofi, e i tagliolini ai carciofi.
Le pietanze: la pazienza della cottura lenta
Nei secondi comanda il tempo. Il forno, la brace, il fuoco che non va messo fretta. Sono i piatti che profumano la sala e che chiedono solo di essere accompagnati da un buon bicchiere, di quelli che Roberta sa consigliare al tavolo.
· Il garretto di porcello, lo stinco di maiale, cotto piano al forno con birra, bacche di ginepro e verdurine nel suo fondo.
· Il bollito dello chef Funo con purea di patate schiacciate e salsa verde, per i sapori romagnoli di una volta, e il coniglio alle olive e rosmarino.
· Le bombette martinesi, che arrivano dalla Macelleria del Centro di Martina Franca, servite con purea di fave e cicoria ripassata.
· Il castrato alla griglia, dalla brace, con l'agnellone selezionato da Francesco.
· E i contorni dell'autunno: zucca al forno, fave scafate, patate arrostite al rosmarino, cicoria saltata.
E per chiudere, la dolcezza del giorno
I dolci e le torte, come sempre, restano scritti sulla lavagna. È una scelta voluta: lasciamo spazio all'estro del giorno e alla freschezza di quello che prepariamo al momento. La fine del pasto deve essere un abbraccio, non una lista.